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Api-Bas, basta rinviare la palla. La riforma è da modificare.

L’Assessore Cupparo, avendo proposto la riforma API-BAS, ha l’obbligo oltre che il dovere di venire in Commissione a spiegare il piano industriale, a dissipare i dubbi di legittimità e, con dati alla mano, a dirci come garantirà i lavoratori del consorzio, le imprese e la comunità lucana.

“Che il sottoscritto sia smemorato è da dimostrare, mentre che l’assessore Cupparo mistifichi la realtà è acclarato. Non ho  mai affermato che la situazione del CSI di Potenza si sia generata in questa legislatura, ma solo che dopo quasi due anni, l’approvazione in giunta della Dgr n. 979  è avvenuta il 29 Dicembre e che il buon assessore, senza rispetto per niente e nessuno, voleva portarla e approvarla in Consiglio dopo poche ore. Ci sono i consiglieri a poterlo dimostrare e testimoniare, a partire da quelli di maggioranza che hanno cercato e chiesto di convocare le commissioni ad horas, per approvare senza neanche discutere, la proposta nella seduta del Consiglio regionale del 29 dicembre, a poche ore di distanza dall’approvazione in giunta.

Solo con la ferma e decisa opposizione degli uffici e del sottoscritto, tutto questo è stato sventato: data la  rilevanza della norma e l’impatto potenziale sul territorio e sul sistema delle imprese lucane e non solo, oltre che sui lavoratori stessi del Consorzio, è necessario fare i dovuti approfondimenti di carattere giuridico, amministrativo e anche avviare almeno un minimo confronto con sindacati e associazioni datoriali, sino  ad ora ignorati.

Per ammissione dello stesso Cupparo, apprendiamo che la proposta è stata inviata alle parti datoriali e sindacali il  23 dicembre, a mo’ di proforma con pochissimi giorni di tempo per le controdeduzioni, quasi fossero noccioline date alle scimmie da consumare in fretta. E’ stato illuminante e dirimente oltre che sconfortante, ascoltare nelle audizioni i pareri, tutti purtroppo contrari all’impostazione attuale della riforma. Invieremo le relazioni di Confapi Matera e Potenza, Confindustria e le dichiarazioni fatte in commissione dai suoi rappresentanti. Tutti giudichiamo necessaria e urgente la riforma ma va valutata in maniera consapevole. Abbiamo necessità di dati e informazioni ufficiali, dal punto di vista della sostenibilità giuridica finanziaria ed economica, come quelli sulla  gestione liquidatoria, della nuova società S.p.a. proposta, e riguardo la fase transitoria in cui garantire a tutte le imprese la regolarità della fornitura dei servizi. Il Consorzio Industriale di Potenza, tra l’altro, pare abbia un debito di circa 80 milioni di euro su cui ha espresso parere negativo il collegio dei revisori dei conti.

Inutile sottolineare che niente di quanto chiesto è stato fornito a noi Consiglieri, nonostante aver formalizzato per le vie brevi e con mail ufficiale il 7 dicembre scorso. L’assessore dicendo che mai è stato chiamato in commissione, dice il falso e dimentica il suo ruolo, oltre a dimostrare di non comprendere le procedure legate all’atto di cui stiamo parlando. 

A tal proposito, vale la pena ricordare che la richiesta della sua audizione è stata da noi formalizzata ai suoi colleghi Presidenti della prima e della terza commissione Cariello e Quarto e che la norma chiamata “Scioglimento del Consorzio Industriale della provincia di Potenza e costituzione della società Aree Produttive Industriali Basilicata S.p.A.“ è un Disegno di legge, ovvero è una sua proposta approvata dalla Giunta. E’ pertanto suo preciso dovere venire in Commissione a spiegarla in tutti i suoi aspetti, per far capire a tutti i colleghi componenti  cosa vuole fare, quali  obiettivi vuole raggiungere, quali siano le motivazioni della scelta societaria e il relativo sostegno giuridico, in difformità a quanto fatto dal 100% delle regioni italiane.

Non è il caso di continuare a buttare la palla in tribuna o in avanti cercando di recuperare terreno, con i soliti “diremo e faremo”. Da imprenditore, Cupparo dovrebbe saperlo (se fossero soldi propri lo avrebbe certamente fatto) che non si costituisce una S.p.a. (ammesso che si possa fare per erogare servizi a terzi privati) con 5 milioni di euro, sottoscrivendo il 100% del  capitale sociale senza un piano industriale con annesso piano economico finanziario, mettendo a riparo lo stesso da eventuali aggressioni dei creditori che saranno lasciati a secco. Una procedura di liquidazione che ha tutta l’aria di assomigliare a una “furberia amministrativa contabile“ che non lascerà nessuno con le mani in mano né la Corte dei conti né privati e professionisti, pronti a assaltare le proprietà non solo immobiliari ma anche le casse regionali.

E’ l’ora della responsabilità, nessuno di noi men che meno il sottoscritto, vuole giustificare il passato ma certamente non sono disposto ad avallare al buio errori in questo presente. Rischiamo di compromettere il futuro di personale, aziende e cittadini. Ben venga una nuova governance, ma noi auspichiamo che sia quella adeguata a fare di più e meglio per il bene dei lucani.”

Lo dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia, Capogruppo Italia Viva

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