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BRAIA: GLIFOSATO BOCCIATO DA UE, ORA TOCCA ALLA RICERCA

L’azione politica messa in campo anche dalle regioni a contrasto dell’uso del glifosato ha registrato un primo significativo successo per una battaglia che, come Basilicata, abbiamo iniziato oltre un anno fa con la consegna del documento a Phil Hogan.

Registriamo il positivo risultato del voto del parlamento europeo per la risoluzione non vincolante sul divieto totale nella UE del glifosato, tra i diserbanti più usati in agricoltura, entro il 15 dicembre 2022, anche se ancora non possiamo dire raggiunto l’obiettivo dello stop completo perché permangono posizioni divergenti.

La revisione dei parametri relativi alle importazioni in Europa di cereali, ed in particolare del frumento duro con indicazione della tracciabilità del grano di origine, a difesa delle produzioni del Mezzogiorno era la prima delle istanze che a nome della Basilicata, ho consegnato al commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan.

Necessarie quindi, ora dopo il voto del Parlamento Europeo, le restrizioni intermedie e la richiesta di cominciare ad eliminare la sostanza partendo con un divieto per l’uso domestico e un divieto per quello agricolo non appena saranno a disposizione alternative biologiche sufficienti quali la difesa integrata e il controllo delle erbe infestanti.

Necessaria inoltre la ricerca che spinga fortemente per consentire di applicare metodi alternativi per la gestione delle infestanti.

Il Parlamento boccia il Glifosato, opponendosi alla proposta della Commissione Europea di un rinnovo decennale per l’utilizzo dell’erbicida, e chiede che il pesticida venga vietato entro i prossimi cinque anni nella consapevolezza che il principio di “precauzione” debba prevalere sulla non univocità degli studi scientifici. Ora tocca ai Governi nazionali agire di conseguenza e i ministri Martina e Lorenzin hanno assicurato che la posizione italiana è quella dello stop immediato.

In Italia è già in vigore il divieto di uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione e vige anche il divieto d’uso in campagna in preraccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura. Una decisione definitiva rende necessario che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe, come il grano proveniente dal Canada, ad esempio.

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