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Cerealicoltura italiana e lucana in affanno, la Regione esca dal silenzio

“La cerealicoltura, mai come oggi, necessita di una politica lungimirante e di un progetto di respiro regionale. La risposta della Regione Basilicata, caro Assessore Cupparo, non può essere quella del silenzio ma dell’azione, della programmazione e della visione da costruire con tutte le parti coinvolte. A partire dagli operatori sul campo che dopo tre anni di “nulla”attendono indicazione, indirizzi politici e risposte. Lo scenario internazionale mutato, gli effetti della pandemia e della guerra russo-ucraina stanno cambiando gli equilibri mondiali socio economici, i cui effetti se non anticipati e governati rischiano di travolgerci.”

Lo ha dichiarato il consigliere regionale Luca Braia, capogruppo Italia Viva, intervenendo al convegno “Il futuro dell’agricoltura e del comparto cerealicolo” organizzato presto l’Istituto Agrario di Lavello dalla cooperativa Unità Contadina.

“La Basilicata con 2300 aziende cerealicole – prosegue il Consigliere Braia – è la terza regione in Italia per produzione su 159.000 ettari di territorio destinato a cerealicoltura, di cui 115.000 a grano duro, è capace di generare 81 milioni di euro di valore economico e con 320.000 tonnellate di granella pari a circa l’8% dei 4 milioni di produzione complessiva italiana.

Chiediamoci cosa realmente serve in Basilicata e come la Regione può contribuire, magari insieme a Puglia e Sicilia parlando di comparto cerealicolo, per affrontare queste enormi criticità. Non ci é dato sapere, ancora, come è se vengono utilizzate le occasioni di confronto organizzate dalle Organizzazioni di Produzione del settore per confrontarsi, ascoltare e indicare la linea. Sappiamo però che la richiesta di tavoli programmatici istituzionali proviene da tutto il comparto che appare inascoltato.

Si cominci con il sostenere nell’immediato l’emergenza con almeno 10 milioni di euro, parte dei quali da destinare alle aziende agricole e poi ad appostare 25 milioni di euro nel prossimo triennio per il cofinanziamento delle filiere del quarto bando nazionale. Sono coinvolte 360 aziende lucane che attendono la quota di contributo regionale per chiudere rendicontazioni e contabilità e poter così partecipare al quinto bando di prossima che scadrà ad agosto.

Si definisca, con il nuovo PSR, una linea di indirizzo comune per rafforzare la produzione sostenibile (biologico, integrato, sodo) e ampliare le nostre produzioni rafforzando la catena del valore a vantaggio dei produttori.

Gli agricoltori vanno stimolati a rimettere in produzione i terreni che sino ad oggi erano a riposo). Si diano ai giovani le migliaia di ettari incolti che anche in Basilicata esistono abbandonati attivando la legge regionale del 2018, della Banca della Terra su cui è caduto il silenzio.

Si continui a rafforzare il processo di aggregazione e riorganizzazione del settore, mettendo in campo il tentativo di costituire le condizioni per una filiera regionale che possa unire le organizzazioni presenti, le aziende di stoccaggio e trasformazione e quelle legate a pasta, pane e prodotti da forno. Magari arrivando alla realizzazione di un marchio di settore 100% lucano.

Sono cresciuti in maniera esponenziale i costi di carburante, sementi, concimi e fitofarmaci, grande il rischio di spingere verso l’abbandono delle campagne, proprio nel momento in cui invece c’è una grande occasione con fondi e risorse economiche da programmare e un mercato che chiede più prodotti di qualità per i quali i consumatori oggi sono disposti a pagare.

Nel mio intervento al convegno – conclude il Consigliere Luca Braia – ho voluto sottolineare come il cibo sia sempre più un fattore geopolitico. L’Europa, infatti, vive un calo demografico a mentre India, Africa e Cina crescono esponenzialmente anche per richiesta di cibo e di grano. Le forniture di cereali e grano, come quelle di petrolio e gas potrebbero essere sospese in questo precario equilibrio mondiale causando ulteriori migrazioni, fughe dai conflitti, criticità economiche e sociali incalcolabili.

Sul grano, la guerra, il calo della produzione in Canada (primo produttore al mondo), i cambiamenti climatici, la pandemia, oggi il conflitto in Ucraina hanno effetti da attenuare prima possibile con una insistente ricerca di una sovranità energetica e quindi sovranità alimentare a cui ogni nazione dovrà tendere per evitare i rischi di una sempre più probabile carestia mondiale.”

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