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DIPARTIMENTO POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI RISPONDE A OTTATI

Al fine di spiegare quanto le considerazioni dell’ex Assessore Ottati peccano, in generale, di frammentarietà e superficialità in quanto non calate nel corretto contesto, ma pretestuose e tecnicamente imprecise l’ufficio dell’Autorità di Gestione e gli uffici dipartimentali precisano quanto segue.

Solo per entrare nel merito di alcune questioni poste da Ottati, va detto che le Organizzazioni di Produttori, che peraltro non si creano per decreto, ma sono frutto di un percorso di accompagnamento e presa di coscienza degli operatori agricoli, veri protagonisti, afferiscono al Reg. (UE) 1308/2013 sull’OCM, cosa diversa dalle filiere regionali afferenti al PSR, che la Regione Basilicata, come altri, ha inquadrato nel contesto della cooperazione ex art. 35 del Reg. (UE) 1305/2013.

Le OP sono strutture organizzate che possono interpretare al meglio il concetto di filiera produttiva inquadrata nel contesto della cooperazione, al punto che ad esse è dedicata specifica attenzione e riconosciuta priorità nei criteri di selezione previsti nei bandi. L’azione di promozione dell’aggregazione in forma di OP, ha portato al riconoscimento nel 2017 di altre 2 OP del comparto ortofrutticolo lucano; sempre nel 2017 sono state riconosciute anche 2 OP operanti nella filiera latte e in quella cerealicola. Esistono inoltre OP relative al comparto olivicoltura e cerealicoltura.

Per quanto concerne i Gruppi Operativi (Go) per i Partenariati europei per l’innovazione, peraltro citati in modo poco pertinente, questi sono stati già oggetto di attenzione attraverso la attivazione della specifica misura del PSR Basilicata 2014-2020 (la Misura 16.1), che si è chiusa il 31 luglio scorso con una interessante partecipazione da parte di soggetti collettivi e con proposte che saranno istruite prossimamente. In ogni caso, le filiere sono ortogonali ai GO: non sono certo, questi ultimi, soggetti indispensabili per la filiera.

Ancora, i bandi richiedono un approccio all’integrazione orizzontale e verticale che garantisca rapporti contrattuali equi e trasparenti all’interno della filiera di approvvigionamento, proprio come auspicato dalla citata dichiarazione di Cork 2.0.

Il finanziamento di giovani primi insediati in agricoltura, come noto, non rientra nell’approccio di filiera, né si comprende perché venga citato a tal proposito.

Tanto basta per evidenziare le tante inesattezze tecniche di Ottati e l’infondatezza delle affermazioni inerenti il mancato rispetto di regolamenti e norme.

Per quanto attiene le lezioni tratte dall’esperienza dei PIF 2007-2013, si è partito proprio da queste nella impostazione dei nuovi bandi, assumendo l’impegno a superare le ombre ed evidenziare le luci che pur ci sono state. Che il tasso di aggregazione in agricoltura in Basilicata sia del 3% è sicuramente un dato, ma se l’indice non fosse così basso, non vi sarebbe alcuna necessità di sostenere e finanziare i nuovi progetti di valorizzazione delle filiere produttive.

In merito ai risultati conseguiti con la programmazione 2007-2013, al numero dei posti di lavoro creati, all’efficacia delle azioni poste in essere, si tratta di valutazioni di impatto che vanno fatte sul medio periodo, atteso che la precedente programmazione si è chiusa il 30 giugno scorso; e comunque la valutazione ex post del PSR 2007-2013 è stata prodotta ed i relativi risultati sono disponibili su basilicatapsr.it.

Rispetto agli esempi di “fiaschi” della programmazione 2007-2013 citati da Ottati, quindi Gal, primo insediamento, promozione di prodotti di nicchia e perdita dei riconoscimenti Igp e Dop europei, numero dei posti di lavoro creati con i 640 milioni di euro del 2007 – 2013 e ogni altro tema da lui riportato, riteniamo solamente opportuno ricordare che era proprio Ottati l’Assessore in carica nel momento in cui la programmazione 2007-2013 era ancora in atto. Sul tema dei controlli, la copia dei rapporti arrivava puntualmente anche sul tavolo dell’Assessore Ottati come oggi viene consegnata all’Assessore Braia.

Avendo le evidenze, sia dell’effettuazione delle valutazioni che dei controlli, non rimane che concludere che l’ex assessore abbia semplicemente dimenticato di averli letti e controfirmati.

Non entriamo per ora nel merito delle affermazioni su presunti “vari castelli chiusi, di 30 frantoi non funzionanti, di un villaggio turistico abbandonato, di piattaforme logistiche ortofrutticole mai utilizzate, di caseifici chiusi, di aziende agricole chiuse per colpa del petrolio”, ma ci riserviamo di fornire risposte puntuali non appena conosceremo il merito delle questioni accennate, senza però che siano citati i casi concreti.

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