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INTERVISTA LUCA BRAIA CONTROSENSO – Fondi FEASR, diamo i numeri ma almeno corretti

Va innanzitutto chiarita e compresa, nel rispetto di chi legge sulle vostre pagine gli articoli recentemente dedicati alla supposta cattiva gestione dei fondi destinati all’agricoltura, la corretta identificazione delle definizioni dei concetti quali “risorse impegnate” e “spesa effettuata” in relazione al FEASR ed ai fondi europei in generale. 

Queste voci vanno lette sempre in rapporto all’andamento dell’intero programma operativo e ai suoi tempi di attuazione. Il Psr Basilicata 2014/2020 è infatti partito formalmente nel primo semestre 2016, dopo l’approvazione di Bruxelles, e consente la spesa dei finanziamenti europei fino al 2023. In parole semplici le risorse andranno completamente spese entro dicembre del 2023 come previsto dai regolamenti comunitari.

Il programma ha una dotazione finanziaria complessiva di 671 milioni di euro dei quali, ad oggi, sono stati impegnati circa 497 milioni di euro, pari al 74% delle risorse. Per tradurre anche questo in parole comprensibili a tutti: sono stati messi già a disposizione dal 2016 ad oggi, al comparto e al territorio lucano, complessivamente queste risorse attraverso 27 bandi. 

I dati pubblicati dal vostro giornale, risalgono al report di Rete Rurale di ottobre 2018. I dati aggiornati a dicembre 2018, divulgati nel corso degli Stati generali dell’agricoltura dicono invece che già proprio a ottobre 2018 la Basilicata aveva raggiunto e superato, con ben 2 mesi di anticipo rispetto al 31 dicembre 2018, il target di spesa previsto.

Da questi si evince che la spesa effettuata, ad oggi, è pari a oltre 150 milioni di euro, cioè il 22,4% del programma ed è la cifra che è stata effettivamente versata nelle “tasche” dei beneficiari. Le domande ammesse e finanziate, a valere su tutti i bandi, sono 36.022 e non sono poche. Sono quelle effettivamente contrattualizzate per 365 milioni di euro che sono, conti alla mano, il 53% dei 671 milioni di euro complessivi del programma e il 73% dell’impegnato. Di cosa parliamo quindi?

E’ chiaro e ovvio, a questo punto, che la spesa non possa essere pari alle risorse impegnate. Ci sono bandi che prevedono progettualità da attuare e rendicontare non prima di 24 mesi, il bando misura 3.2 relativo alla promozione e valorizzazione dei prodotti di qualità, ad esempio ha una previsione di interventi su base triennale. E’ evidente che i progetti non possano essere conclusi e pagati (quindi non si trovano nella voce spesa) perché non sono realmente conclusi. Si costruisce una stalla in 15 giorni? Non credo. Si porta a termine un progetto di ricerca per il miglioramento genetico in 30 giorni? Impensabile. Si costruisce una filiera agroalimentare dall’oggi al domani con tutte le parti coinvolte e operative in qualche giorno? Sarebbe miracoloso. 

E’ scorretto affermare che ci siano finanziamenti inutilizzati al 2018. Il 74% delle risorse del Psr Basilicata 2014/2020 è messo a disposizione sui bandi, è quindi utilizzato. Nessuno deve restituire nulla. Semplicemente, per ogni tipologia di misura e bando, c’è il naturale processo di istruttoria, attuazione, controllo, rendicontazione. Non siamo a un anno dalla chiusura della programmazione, i finanziamenti europei FEASR per la Basilicata vanno chiusi al 31 dicembre 2023, per il meccanismo dei target di spesa N+3.

Non c’è e non c’è mai stato per questa programmazione, ad oggi, il rischio di restituire somme all’Europa. I bandi seguono una logica delle priorità di scelte politiche e operative e una organizzazione complessa che non può essere sintetizzata e banalizzata in concetti formalmente errati e che non trovano riscontro formale.

L’attuazione del programma segue le priorità strategiche definite in sede di programmazione con il partenariato economico e sociale e con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole e che hanno visto privilegiare in primis i giovani, il lavoro, l’innovazione, la qualità delle produzioni, la promozione e valorizzazione, le infrastrutture viarie rurali ecc. Oggi possiamo, pertanto, mettere in campo misure immateriali – quali la Misura 2 – a sostegno degli investimenti già avviati, peraltro avendo dovuto attendere alcune modifiche dei regolamenti di attuazione. 

Le filiere produttive già attivate a partire dal 2017, dopo una fase di organizzazione di processi aggregativi complessi , hanno già visto le candidature di 23 progetti di filiera per i quali sono attualmente in essere le procedure istruttorie e a valle di questo processo che si avviano gli investimenti e si verificherà la spesa che effettivamente le aziende sono in grado di effettuare, sempre tenendo presente che il termine ultimo è il 31 dicembre 2023.

Venendo al tema giovani e primo insediamento, vale lo stesso principio del concetto di spesa. Non si tratta di finanze automatiche che un ragazzo o una ragazza che aprono una nuova impresa in agricoltura ricevono, mettono in tasca e via. I progetti presentati e ammessi a finanziamento, ad oggi sono 540 circa i giovani che hanno firmato il decreto di concessione per la misura 6.1 a valere su due bandi, hanno dei tempi di attuazione da rispettare e rendicontare. In merito a alla questione del finanziamento a coloro che sono già agricoltori, tale affermazione non è veritiera se consideriamo che hanno avuto accesso al bando e sono state finanziate iniziative di giovani che per la prima volta si sono avvicinati all’agricoltura senza provenire da famiglie di agricoltori.

E’ evidente che in tutti questi casi occorra sempre assicurare che le attività finanziate rimangano anche in vita. Condizione sicuramente più facile da verificare nel caso di giovani che già provengono da aziende agricole.

Ad ogni modo gli uffici del Dipartimento Agricoltura e dell’Autorità di Gestione del FEASR sono a disposizione sia del vostro giornale per approfondimenti con le “carte in mano” che dei cittadini lucani che abbiano necessità di verificare direttamente ogni tipo di informazione utile allo sviluppo del comparto agricolo e di ciò che ade esse è correlato.

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