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L’involuzione di una Basilicata che rischia di bruciare ogni opportunità

“Ho atteso che passassero sia il ferragosto che le settimane più roventi degli ultimi anni per commentare quanto, colpevole il caldo esagerato o magari lo stress accumulato – senza peraltro produrre nulla – di quasi 30 mesi di Governo, sta “bruciando” nella nostra terra di Basilicata. Inesorabilmente, ogni barlume di credibilità e consenso rimasto al Presidente Bardi e alla sua maggioranza di destra a trazione Lega e Fratelli D’Italia si sta perdendo.  Siamo realmente preoccupati, il rischio è che questo stallo duri ancora e si possano perdere le ultime possibilità di ripresa del sistema Basilicata.”

Lo dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia, capogruppo Italia Viva.

“Nelle ultime settimane, e come Regione colpevolmente – prosegue Luca Braia – si assiste alla distruzione di centinaia di ettari di bosco, senza opporre la migliore resistenza possibile e con una campagna antincendio tra le meno vigorose degli ultimi anni, nell’estate più rovente e con picchi di temperature da record europei.


Abbiamo, contemporaneamente, visto andare in fumo anche l’etica e il buon senso istituzionale negli ultimi giorni da parte Direttore di Arpab, Antonio Tisci. Non è un segretario di partito, si badi bene, pertanto inopportune e inadeguate sono state le dichiarazioni politiche sui social per la morte di Gino Strada fondatore di Emergency. L’uomo che, invece, con il suo impegno è diventato simbolo anche a livello internazionale della lotta alle violenze e della difesa dei valori umani e della solidarietà verso gli ultimi. Esternazioni sue e di altri commentatori dovute forse a un ”ritorno di fiamma” (quella di Fratelli D’Italia) da cui bisognerebbe proteggersi, soprattutto se a pronunciarle è chi ricopre, in maniera forzata e innaturale, una prestigiosa posizione tecnica per la quale mantenere un profilo pubblico autorevole e neutrale, sempre.


Il direttore Tisci, politico nominato tecnico dalla stessa politica che all’opposizione rivendicava tecnici e esperti per questi ruoli,  avrebbe fatto meglio a pubblicare immediatamente (ancora non sono disponibili dopo 10 giorni) i dati sulla diossina emessa nel devastante incendio, per la prima volta nella storia lucana non di un bosco, della discarica di rifiuti a Matera La Martella, tra le più grandi e pericolose di Basilicata. I cittadini e le cittadine da anni continuano a chiedersi cosa si nasconde là sotto e oggi più che mai,  speriamo tutti che la magistratura vada fino in fondo, sia per individuare la causa o i colpevoli che per capire cosa c’è realmente al suo interno nel profondo e come tutto questo sia stato gestito nel tempo. Benzene, idrocarburi, diossina ecc., cosa abbiamo respirato o visto depositarsi sui campi, nostro malgrado, a Matera nei giorni scorsi? Ecco, questo attendiamo di ascoltare dal Direttore di Arpab, non altro, al pari delle notizie puntuali sui monitoraggi dei due centri oli in Val D’Agri e Tempa Rossa, utili a rassicurare la popolazione sui danni ambientali.


Il caldo non solo dà in testa qualcuno, abbiamo anche indiscrezioni di indagini in corso su vari esponenti della Giunta regionale, del Consiglio e non solo, e questo infiamma il dibattito sulla credibilità di questa classe dirigente regionale. Passati 30 mesi, come giustificare ulteriormente una inesistenza politica e amministrativa che pensa a “bruciare” il granaio altrui senza salvaguardare il proprio, che ormai appare distrutto per manifesta inconsistenza di visione, incapacità di dialogo e confronto istituzionale, azione.


Non dirò una parola fino a che i fatti non saranno verificati dai magistrati, come fa chi è garantista e non a convenienza o per facciata. E’ però evidente che il Generale e le sue truppe da oggi in poi dovranno sicuramente smettere di dare a tutti noi lezioni di etica, efficienza, trasparenza e moralità. Provassero piuttosto, se ancora ritengono di avere legittimazione popolare, volontà e capacità, a riorganizzare e governare la macchina amministrativa. Il popolo lucano non assisterà più inerme allo spettacolo di una Regione che “brucia” con il suo stesso esercito, che non reagisce e neanche ammette di essere in difficoltà, che non cerca aiuto e preferisce rimanere in un preoccupante e immobile silenzio che sa di resa. Il periodo è di quelli topici, se non si riuscirà in tempi brevi a riprendere una rotta sarà il caso di ripassare la parola ai cittadini che potranno tornare a scegliere da chi farsi governare.


Continuiamo a vivere mesi difficili e forse i prossimi lo saranno ancora di più. Svimez segnala una caduta verticale del PIL lucano da +15% del 2015-2018 a -9% nel 2020 e anche del tasso di occupazione  giovani (15-34 anni) dal 34,3% del 2019 al 31,3% nel 2020. I recenti report delle Caritas Diocesane di Matera e Potenza, restituiscono una fotografia drammatica di nuovi bisogni e nuove povertà, precarizzazione del lavoro, indebitamento di partite iva e commercianti. Nonostante i sostegni nazionali e regionali, sarebbe necessario – come per il 2020 – che la Regione prendesse a cuore la comunità a sostegno degli indigenti sui territori.


Il cambiamento promesso nelle piazze è imploso in una una maggioranza litigiosa, che ripete – peggiorando – vecchi riti di divisione del potere che mai verifica tra i lucani la presenza di professionalità adeguate ai vari incarichi e preferisce quelle – a volte anche dubbie – extra regionali di cui non si comprende l’utilità. Una maggioranza che lascia tranquillamente senza management anche per 2 anni enti fondamentali come Arlab o la ASM a Matera o il Parco del Vulture oppure che mette le pezze last minute, come avvenuto con Aql, Asi, ApiBas nelle ultime settimane. Un Governo Regionale che non rinnova i DG da 6 mesi, con contratti scaduti e che rende impossibile le valutazioni e le conseguenti nomine di dirigenti e posizioni organizzative creando la paralisi amministrativa.


Non parliamo poi di cosa sarà la Basilicata. Non è dato sapere quale sia il futuro e la visione di Basilicata, come me lo chiedono i sindacati e tutte le associazioni di categoria. Come saranno investiti i fondi europei 2020/2027 e quelli rinvenimenti da royalties dopo gli accordi “truffa” con Eni e Total, dai quali ci siamo fatti praticamente soffiare gran parte del gas che sarà estratto nei prossimi 30 anni. Quale è la programmazione dei fondi del recovery fund per i quali non si vuole aprire nessuna discussione né in Consiglio, né nelle commissioni e nemmeno con cittadini e stakeholder della nostra regione, che come noi attendono una qualche reazione di orgoglio o un definitivo abbandono del campo.


Due le mie considerazioni, in questo scenario poco edificante e poco rassicurante: ai lucani come agli italiani, in primis, penso interessi non un’alternativa  qualsiasi, ma solo che chi Governa una regione come il Paese, lo faccia bene e con il massimo dell’impegno, rispettando i principi di efficienza, onestà  e trasparenza, senza litigi e prevaricazioni, garantendo una presenza costante sul territorio che ormai si sente abbandonato. Si ricostruisca, e presto, la rete sana delle relazioni tra rappresentanza, istituzioni e comunità. Poi, più che la mera contrapposizione spesso inutile tra centrodestra e centrosinistra, la gente – sfinita e stanca – vorrebbe avere una classe dirigente capace, preparata e responsabile, in grado di ascoltare e recepire, costruire, progettare, programmare e realizzare, che non recrimina o inveisce sul passato, ma è capace di indicare una strada per il futuro.


E’ questo che rinfacciavano forse anche a noi e che portò il popolo lucano a scegliere un’alternativa politica e di Governo della quale forse ci si è già pentiti, perché la sostituzione delle persone non basta, da sola, se questa non è accompagnata da una visione e da una profonda conoscenza delle dinamiche e potenzialità della nostra comunità.


Serve preparare e mettere in campo – conclude il Consigliere Braia – una alternativa ampia, lungimirante, competente e responsabile, composta da forze e azioni politiche moderate e riformiste, che sappiano resistere alle derive populiste degli estremismi. Oggi, come non mai, serve una mobilitazione generale delle forze vive e sane della nostra  società per rivendicare più che rivoluzioni e cambiamenti, un “buon governo”, con competenze in ogni settore, e una classe dirigente preparata e all’altezza delle grandi sfide che anche la piccola Basilicata, al centro del mediterraneo, deve saper lanciare e accogliere, senza alcun complesso di inferiorità. Occorre essere consapevoli delle enormi risorse a disposizione di questa nostra terra lucana, non solo economiche ma soprattutto naturali e umane, che mai nessuno ci toglierà, da far diventare una  opportunità per tutti.  Prima che tutto bruci, invano.” 

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