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Matera, riportare le periferie al centro della politica e delle politiche per una città sostenibile e resiliente che riparte dal senso di comunità.

Matera, riportare le periferie al centro della politica e delle politiche per una città sostenibile e resiliente che riparte dal senso di comunità.

“Svoltare per ripartire. Non c’è spazio per polemiche, divisioni e critiche ma solo per analisi collettive e progetti condivisi, capaci di liberare e rigenerare la città di Matera e guardare a un nuovo futuro ambizioso, riportando al centro delle politiche e della politica le tematiche e le persone che sono sempre state nelle periferie fisiche e sociali, quindi ai margini della società, pur avendo prestigio, competenze, rigore, visione e capacità ma impossibilitati a competere o esprimersi  perché imbrigliati e compressi, se non sottomessi, da chi scambia il governo per il comando e la cosa pubblica come una cosa privata.

Società civile, professionisti, associazionismo, comunità cattolica e laica, imprese con responsabilità e amore per la città: a loro rivolgo un appello sincero e leale per scendere in campo da protagonisti, per ridare slancio all’agire politico e rinnovare la classe dirigente.

Se le elezioni amministrative di settembre  dovessero servire solo a confermare o riportare in pista la destra o la sinistra, sarebbe una operazione perdente per la città di Matera, patrimonio dell’umanità e capitale della cultura per sempre, città che ha bisogno di ben altro per uscire dall’angustia in cui da una parte la politica e dall’altra la pandemia, l’hanno cacciata. Come per un aereo che stava decollando grazie al 2019 e che si è trovato improvvisamente con i motori spenti, oggi ci vuole ben altro che la rassegnazione.

E’ necessario il coraggio, lo spirito di iniziativa, tanto entusiasmo e competenza. Questo è l’appello che lancio, con l’invito  a unire le forze civiche libere e vive che si sono fatte avanti in questi mesi e che condividono l’idea di interrompere una potenziale, pericolosa gestione del potere fine a se stessa, per sostituirla con la voglia e la passione di governare una comunità con competenza, trasparenza e massimo coinvolgimento a tutti i livelli puntando sulla rigenerazione e non sulla speculazione, sull’innovazione e non sulla presunzione. 

Quanti sino ad ora si sono sentiti esclusi dalla gestione della città ma ne sono direttamente o indirettamente attivi protagonisti scendano in campo, trovino i punti di condivisione per evitare che i populisti oppure coloro che sono abituati a gestire la cosa pubblica con la supponenza del loro “potere”, si ritrovino ancora a comandare sulla nostra città.

Riportare le “periferie al centro” e “il centro nelle periferie” puntando sull’identità e su una nuova dimensione dell’uomo che torna a dare valore ai valori: è questo il senso del progetto “Matera 2029” movimento che, con tanti esponenti della società civile, nuovi alla politica, sostengo e che sta già animando da qualche mese il dibattito sulla città andando anche molto al di là del confine politico di “Italia viva” e che confluirà in una lista civica aperta ed inclusiva. Progetto che, sin dal nome, intende ridefinire lo spazio temporale minimo (10 anni), che ridefinisce una  nuova visione ripartendo dallo storico 2019, in cui realizzare una Matera realmente sostenibile, resiliente, capace di ricucire e riportare non solo le periferie fisiche ma anche quelle sociali e ogni settore della comunità, al centro della politica e delle politiche.”

Lo dichiara il consigliere regionale materano Luca Braia, capogruppo di Italia Viva.

“L’obiettivo – dice Luca Braia – è mettere in pista una grande operazione di rinnovamento cittadino. Senza una nuova classe dirigente da coinvolgere e formare, non c’è futuro. Chi oggi invita a unirsi a un progetto di ampio respiro, deve accogliere anche la sfida di dare esempi positivi nel sapere mettere insieme le persone, di capacità di aggregazione e generosità, intesa come responsabilità di fare anche un passo di lato o indietro per chi, come il sottoscritto, è stato sempre in prima linea.

Civismo che non parte solo più o meno evidentemente all’ombra dei partiti, o come surrogato, ma che con loro diventa luogo di incontro delle idee e delle sensibilità e competenze, anche delle periferie della città, da intendersi non solo come urbane ma anche e soprattutto sociali  ed economiche. Bisogna ricostruire, prima di tutto, il senso di comunità e di collettività, recuperando il senso della collegialità nelle scelte, rimanendo sempre inclusivi e umili nelle analisi e nei comportamenti ma anche talmente visionari e ambiziosi da puntare tutto proprio sul recuperare quel senso di appartenenza che diventa orgoglio. La città oggi risulta divisa e un po’ delusa dagli ultimi anni ma è anche  molto più consapevole di quello che si é diventati e che si può essere e rappresentare come modello di città in Italia e nel mondo.

Se questa fase nuova si realizza, mettendo tutti di fronte a un nuovo scenario politico, allora ci può essere spazio per dare a Matera una squadra capace di riprendere la prospettiva che si era creata per l’evento mondiale di Matera 2019, consolidando la presenza della nostra città nel panorama delle grandi capitali europee di cultura e baricentro, con la Basilicata tutta, del mezzogiorno e del mediterraneo e quindi del nuovo mondo.

Quello che è mancato – a mio avviso sino ad oggi – è il coinvolgimento di tutti i materani nelle loro espressioni umane, artistiche e professionali, del territorio e dell’intera comunità lucana. Matera non ha saputo approfittare del momento storico irripetibile per rigenerarsi, se non in parte del centro storico, e soprattutto identificarsi con la Basilicata, non solo prima della nomina: l’iniziativa “Capitale per un giorno” non è certo bastata. Abbiamo presentato al mondo una parte di un gioiello senza custodia, qualcosa che non identifica la bellezza nelle sue peculiarità ma la confonde in mezzo ad altre.  E’ mancato un racconto collettivo che sottolineasse l’unicità di un territorio intero.

Matera deve provare una strategia nuova basata su resilienza e sostenibilità. Bisogna essere in grado di fermare il consumo di suolo, di affrontare il tema della nuova politica urbanistica sulla scia delle intuizioni di grandi intellettuali, architetti, storici che hanno dato un senso e una prospettiva alla città.  Matera deve affermare la propria configurazione unica di città che sintetizza una relazione virtuosa tra cultura, commercio, turismo, artigianato, agricoltura.

Attorno a Matera ci sono cinquantamila ettari di territorio da conoscere, visitare, raccontare e valorizzare. La ruralità storica è ancora una dimensione culturale attualissima ma da anni é stata totatalmente abbandonata e dimenticata (la sperimentazione dei Borghi di Picciano, Venusio e in particolare La Martella). Rappresenta invece una realtà e una prospettiva che non va chiusa ma riscoperta e riempita, piuttosto, di contenuti di modernità perché possa essere offerta alla conoscenza del visitatore, per indicare nuove chiavi di lettura dell’urbanizzazione che integra paesaggio e antropizzazione, oltre che nuovi approdi culturali che parlano al mondo. Solo così potremo fare di Matera la porta di accesso del Mezzogiorno, dove si incontrano felicemente passato e futuro, archeologia e risorse artistiche, cultura a 360 gradi.

Ci sono modelli di governo della cosa pubblica che sottomettono e mortificano le energie migliori. Ci sono forze politiche che hanno la testa rivolta all’indietro e che viaggiano scimmiottando il peggio espresso dal potere in questi anni. Ricominciano dal livello a cui la cattiva politica è arrivata e là si fermano, crogiolandosi nella discrezionalità del potere, nell’arroganza e nella ricerca di convenienze di parte o addirittura del singolo. La Lega, dal suo canto, dando il peggio di sé quando assume posizioni sovraniste e populiste, antistoriche, anti-meridionaliste e strumentali quando si dice portatrice di valori cattolici e poi brandisce il crocifisso sui palchi e si scaglia contro  la solidarietà e la sussidiarietà tra i popoli, mortificando l’uomo e l’essere tutti cittadini del mondo, non tarderà a pagare il conto di questa pochezza.

I modelli sociali – conclude Braia – che non appartengono alla nostra cultura accogliente, patrimonio dell’umanità che parla alla persona di ogni colore, razza e religione, sono quelli che mi auguro sinceramente che il cittadino materano non scelga per il futuro di questa collettività. Altrimenti avremo davvero sprecato tutta questa ricchezza e “bellezza” estetica e interiore, raggiunta con immane fatica grazie all’uomo che in 8.000 anni ha dato vita senza, soluzione di continuità, a questi luoghi che dobbiamo difendere e far parlare al mondo, rinnovando nella discontinuità.”

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