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No a lockdown settoriali di cultura, ristorazione e sport. Già 5000 firme alla petizione che invierò al premier Conte. Ormai siamo vicini al blocco totale.

Avremmo dovuto dimezzare la capienza dei mezzi di trasporto o aumentare il numero, pensare alla didattica digitale integrata dove realmente necessaria perché non risolto il problema trasporti, incentivare seriamente lo smart working pubblico e privato ed effettuare seriamente controlli a tappeto e investire a 360 gradi in sanità. 

LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE https://www.change.org/p/giuseppe-conte-no-alla-chiusura-di-ristoranti-e-bar-alle-18-no-alla-chiusura-delle-palestre-cinema-teatri-sale-concerto-si-alla-sicurezza-nei-locali-e-ai-controlli

“Governo, Regioni ed Enti Locali ritrovino sintonia sul metodo con cui prendere decisioni a partire dalla riformulazione il DPCM, perché non si penalizzi qualcuno a discapito di un altro ma si affronti globalmente il problema della pandemia che rischia di andare fuori controllo, tanto in Italia quanto in Basilicata dove tra trasporti e sanità abbiamo toccato il fondo.  

In preparazione della prevista “fase 2” del contagio da covid-sars, Governo e Regioni avrebbero dovuto, ognuno per le proprie competenze, responsabilità e possibilità, agire nella direzione del rilancio economico da una parte e dall’altra del potenziamento e della riorganizzazione dei  trasporti, della sanità, della scuola, del lavoro e dei controlli.

Stiamo ripiombando, invece, nell’emergenza. Se la salute pubblica è la priorità da difendere anche a costo di un nuovo lockdown, non si può contemporaneamente far pagare alle categorie che meno hanno inciso nella risalita della curva del contagio il conto più salato, al netto del ristoro promesso che ci auguriamo sia adeguato e immediato.

Ridurre al 50% la presenza delle persone nei mezzi di trasporto pubblico introducendo, in maniera adeguata, la didattica digitale integrata (presenza/distanza) e lo smart working  oppure incrementare le corse utilizzando ad esempio i bus turistici o dei gestori privati. Maxi assunzioni nella sanità pubblica di oss, infermieri e medici come anche nelle forze dell’ordine per garantire controlli utili a scongiurare e sanzionare in maniera esemplare le violazioni delle norme e dei divieti di assembramento, “coprifuoco” parziali ad esempio dalle 23 alle 5 del mattino nel periodo di maggior movimento estivo. Sono convinto che avrebbero potuto evitare, insieme a un più responsabile comportamento di noi cittadini, quanto si sta determinando in queste ore e che rischia di sfociare in uno scontro sociale da evitare a ogni costo.

Nel rispetto di tutti, ma consapevole del ruolo istituzionale che svolgo, a prescindere dalle convenienze e appartenenze politiche, chiedo sia al Governo nazionale, al Presidente Conte che alla nostra Regione e al Presidente Bardi, di recuperare il massimo della partecipazione, della collegialità e della condivisione, prima di compiere le scelte. Soprattutto in questi delicati momenti in cui si necessita di ampia visione, totale unità e corresponsabilità. Andavano chieste a chi, pur dando sempre disponibilità come noi consiglieri di opposizione, non viene mai coinvolto e ascoltato: eppure potremmo essere utili alla collettività, ognuno nel proprio ambito, per il proprio livello di competenza ed esperienza di gestione e amministrazione. 

E’ per questo motivo, oltre che per le modalità in cui la decisione è stata presa, che sono contrario alla scelta fatta di far pagare tutto, a prescindere dalla città o dai territori e dalle modalità in cui si opera,  al mondo imprenditoriale che gravita attorno a ristoranti, bar, teatri, cinema, palestre. Proprio a loro il Governo ha chiesto in questi mesi di mettersi in regola e di sacrificare numeri per rispettare il distanziamento e le capienze massime.”

Lo dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia, capogruppo di Italia Viva.

“Lo voglio ribadire per evitare strumentalità, “la salute dei cittadini” – prosegue Braia –  rimane la priorità per ogni amministratore responsabile, anche per chi come me ha voluto nelle scorse ore lanciare una petizione che ha raggiunto on-line quasi 5.000 sottoscrizioni, contro quella parte del DPCM che prevede la chiusura di teatri, cinema, palestre e ristoranti dalle 18:00 in poi e che coinvolge 350.000 imprese dirette e indirette. Rischia di saltare anche  la filiera agroalimentare, in particolare quella legata al settore Horeca, con danni per circa 10 miliardi di Euro. 

Mortificare comparti senza risolvere il problema non è la strada giusta. L’iniziativa della mia petizione che ha raggiunto quasi 5.000 firme e che nei prossimi giorni invierò al Presidente del Consiglio Conte, con il successo di adesioni in poche ore, lo dimostra. Auspico che chi di dovere sappia rivedere le posizioni e immediatamente risarcire direttamente chi rischia di fallire, aspetto assolutamente determinante quanto decisivo se non si vorranno modificare le scelte fatte. 

Ai cittadini si può e si deve sempre chiedere la massima responsabilità nel rispettare e osservare le regole, i protocolli e le decisioni anche se dolorose e, a volte, contraddittorie. Da nazione civile quale siamo, solo rimanendo lucidi possiamo uscire anche questa volta a testa alta e da vincitori, nonostante i sacrifici che tutti siamo chiamati a fare.

Siamo a fine ottobre, la fase 2 del virus è iniziata da oltre 25 giorni come coda prevedibile dell’estate e non si trova di meglio che per “abbassare i flussi e la circolazione delle persone“ si debba dimezzare la scuola, chiudere la cultura e in particolare teatri e cinema oltre che ristoranti, palestre e piscine che sono stati tra i settori i più colpiti da questa pandemia.

Il tutto mentre, con dati statistici alla mano, possiamo affermare essere i settori che meno di tutti hanno agevolato la circolazione del virus, proprio per le misure messe in campo. Risarcirli da questo lockdown settoriale o ad orari ci costerà circa 5 miliardi di euro. Il Covid-sars, siamo quasi certi, non arresterà la sua ascesa e presto andremo incontro a un nuovo blocco totale delle attività e delle libertà personali. Tanto valeva sacrificarci tutti ora per almeno 15 giorni.

Credo che all’aggravarsi della situazione – conclude Luca Braia  si debba pensare a provvedimenti anche drastici ma localizzati e adeguati per regione, territorio e loro particolari peculiarità. La Lombardia non è la Basilicata, la sera a Milano, Roma, Napoli o Torino non è uguale a quella di Matera, Potenza, Miglionico o Castelmezzano. La movida dei Navigli o di Trastevere non è quella, per dire, di San Brancato o  del Borgo La Martella. 

In Basilicata, come in Italia, abbiamo avuto 5 mesi per prepararci alla seconda ondata prevista dal mondo della virologia e sanitario. Abbiamo pensato che il Covid-19 fosse un problema lontano da noi e che ci potevamo permettere ogni cosa, anche portare la mascherina solo al braccio. La paura è tornata, i numeri dei contagi crescono, bisogna agire insieme ma con razionalità, determinazione, condividendo tutti, maggioranza ed opposizione, mondo del lavoro, scuola, società tutta e politica, anche la decisione più difficile ma che abbia efficacia almeno scientifica, evitando di far apparire responsabile chi responsabile non è.”  

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