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«Ora facciamo fiorire l’agricoltura» la mia intervista per il Mattino di Puglia e Basilicata

Il Covid-19 ha profondamente indebolito tutto il comparto agricolo nazionale ed in Basilicata la situazione è stata ulteriormente aggravata dalle recenti precipitazioni a carattere temporalesco facendo registrare ingenti danni ad un sistema già fragile. Approfondiamo la questione con il consigliere regionale Luca Braia (Italia Viva) già assessore regionale alle politiche agricole e forestali.

Come valuta lo stato di salute dell’agricoltura lucana?
«La mia esperienza, negli ultimi cinque anni, ha visto questo settore protagonista di una crescita di sistema indiscutibile con effetti sulle produttività e sulle redditività. Da un punto di vista politico l’agricoltura ha recuperato centralità nelle politiche regionali, rendendosi visibile a livello nazionale. Fare rete oggi è sicuramente fonda- mentale così come favorire le filiere. Produzione, trasformazione e distribuzione sono appunto tre anelli della catena che devono sempre connettersi e tenersi insieme perché complementari e sono le tre scelte politiche che hanno fortificato il comparto lucano producendo dati importantissimi che abbiamo presentato ufficialmente agli Stati Generali dell’Agri- coltura nel dicembre 2018: + 27% di imprese under 35, +27,42% di PIL agricolo, + 63,25% di valore aggiunto, + 18% di occupati nel settore agroalimentare, 70 milioni di euro di investimento per giovani imprenditori e 130 milioni tra biologico, integrato e semina su sodo, 90 milioni alle filiere. Questa la fotografia reale lasciata in eredità al governo attuale, a maggio 2019. Da mesi chiedo: si vuole continuare in questa direzione? Volevano stravolgere le cose con la loro elezione, invece non solo non lo fanno ma, dopo 14 mesi, osserviamo uno stanco avanzamento e la strategia futura continua ad essere incomprensibile, cosa ingiustificata alla luce del fatto che la programmazione 2014/2020 in atto si prolungherà di due anni con altre risorse che saranno rese disponibili ed una nuova programmazione ancora tutta da pensare. L’assenza di visione, la scarsa capacità di programmazione, l’assenza di promozione unita a pochissima azione di governo ed alla perdita di centralità nel dibattito quotidiano, genera smarrimento e confusione. Ci vuole un netto cambio di passo e sono, ancora una volta, a chiederlo a chi ha vinto le elezioni proprio all’insegna del cambiamento. Cambiamo cosa? Fermiamo tutto, forse. Noi come fatto sino ad oggi continueremo a stimolare, controllare proporre».

Quale comparto reputa sia maggiormente in sofferenza?
«La zootecnia, in particolare quella da latte, che ha registrato grandi criticità in questi mesi, per il ritiro del prodotto e per la trasformazione, con la chiusura di tutto il comparto ORECA. Il florovivaismo con la sospensione di cerimonie, ricevi- menti e funzioni religiose ha vissuto momenti drammatici. Il governo ha fatto la sua parte ma a livello regionale le iniziative sono state molto modeste: solo 200 mila euro destinati dal dipartimento agricoltura alla fase post Covid. L’attenzione del governo regionale è quasi pari a zero rispetto alla destinazione delle risorse e alla stessa pianificazione. A causa della pandemia il governo nazionale ha aumentato la percentuale di anticipazione della PAC dal 50% al 70% ed ha contrattato una percentuale di rimodulazione del 2%. La regione, ad oggi, ha nelle disponibilità circa 10 milioni di euro per rimodulare il Psr in piena autonomia ma nessuno conosce cosa intenda fare il dipartimento agricoltura».

Le priorità per la ripartenza dell’agricoltura e dell’economia da essa generata quali sono, secondo lei?

Dobbiamo sostenere innanzitutto i giovani: c’è una graduatoria dei primi insediati della misura 6.1 con 180 di loro che non si è potuto sostenere nella prima fase e che ora sarebbe fondamentale sostenere proprio per rimanere a fare impresa nella loro terra e potrebbero farlo proprio con i 60/70 mila euro, gran- de aiuto in fase di start. Parlando di graduatorie, perché non finanziare tutti i progetti di filiera esistenti? L’assessore Fanelli piuttosto che una campagna di sponsorizzazioni su Facebook, avrebbe potuto fare un accordo, investendo del denaro, con le reti di distribuzione organizzata in Basilicata, incentivando, ad esempio la vendita dei prodotti lucani con specifici corner commerciali ed attività di promozione mirata, nei supermercati delle nostre città e comuni, incrociando il consumatore in fase di acquisto. Le opportunità sono molte, bisogna decidere come utilizzare e concentra- re le risorse e mi auguro non vengano disperse: sulla misura 3.2 della promozione c’è anche – ma non ci sorprende -un forte ritardo».

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