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Tartufi no, cinghiali, pesca sportiva e addestramento cani si.

Una ambigua concezione di pericolosità degli spostamenti. 

Un atto amministrativo si modifica con uno di pari grado: una ordinanza quindi nella sostanza non si modifica con un chiarimento, seppure ufficiale e, tra l’altro, non a firma del Presidente. Ancora confusione per i cittadini e le cittadine lucane. Chiediamo la correzione immediata dell’Ordinanza n. 21 comprensiva dei chiarimenti già emessi, derivati dai nostri suggerimenti con cui hanno rimediato agli errori su caccia e pesca, ma anche della questione tartufi, sfuggita forse volutamente o strumentalmente. L’ordinanza arriva dopo 7 giorni dal DPCM del 26 aprile, la rettifica richiesta é stata accolta dopo altri 5 giorni, con ritardo e con un chiarimento neanche corretto  e completo.

Il tartufo, l’oro nero di Basilicata, che in tre anni abbiamo portato su podi mondiali, affiancandolo durante l’asta internazionale al tartufo d’Alba è ripiombato con la gestione Fanelli nell’oblio. Qualitativamente pari, se non migliore, di quello di tanti territori vocati in Italia, con un indotto economico notevole, appare oggi temere evidentemente, per qualche politico o burocrate regionale “illuminato”,  il coronavirus. 

Ad andare per boschi, da soli con il proprio cane, in orari tra l’altro in cui il distanziamento sociale è indispensabile per la riuscita della battuta di ricerca del tartufo, si rischia – a seguire le ordinanze regionali – di più che con la pesca, l’agricoltura e la caccia al cinghiale. Incuranti del fatto che in Basilicata, proprio dal primo maggio al 30 novembre, è invece autorizzata la raccolta del tartufo d’estate, più noto come scorzone, e del relativo valore aggiunto per la nostra economia. L’ordinanza del Presidente Bardi tiene fuori i tartufi, per la ricerca dei quali non si può andare oltre i comuni limitrofi. Ci chiediamo se sia la sicurezza il tema o qualche interesse di parte.” 

Lo dichiara il Consigliere Luca Braia, Capogruppo Italia Viva.

“Ci eravamo anche rallegrati – prosegue Braia –  che le nostre proposte di allentare le restrizioni  – fermo restando l’osservanza di tutte le prescrizioni necessarie in ordine al distanziamento sociale, igiene e sicurezza – per alcune attività di nicchia, ma comunque economicamente significative per la nostra terra di Basilicata, fossero state accolte nell’ordinanza n. 21.

Autorizzate coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali nei terreni e fondi di proprietà, selecontrollo, attività di silvicoltura, florovivaismo non professionale e pesca sportiva oltre che la raccolta di funghi, tartufi e asparagi. In molti tra gli operatori dei settori coinvolti hanno subito rappresentato al Presidente e all’Assessore Fanelli, la necessità di rivedere le autorizzazioni agli spostamenti necessarie. Avevo segnalato personalmente le criticità che sono state accolte con la pubblicazione di un chiarimento.

L’abbattimento selettivo del cinghiale, la raccolta di prodotti quali funghi, tartufi, asparagi, i servizi nelle aree forestali, l’antincendio e il monitoraggio faunistico spesso non hanno confini amministrativi definiti tra un comune e l’altro nelle quali si esplicano e non si può certo immaginare che si debbano interrompere perché la Regione continua a non autorizzarne la reale praticabilità. Proprio la loro peculiare caratteristica rende necessario che si svolgano anche tra comuni diversi e non solo nel comune di residenza o domicilio o confinante. 

Consentito oggi anche l’allenamento e l’addestramento dei cani. Sul territorio regionale pure la pratica di sport amatoriali in luogo aperto così come le attività di abbattimento selettivo della specie cinghiale. Dei tartufi, nessuna traccia. Saranno sfuggiti nella stesura del testo del chiarimento?

Per i tartufi ci si deve guardare – conclude il Consigliere Braia – solo attorno al naso, in questo caso del proprio indispensabile cane che però – si sappia – dovesse oltrepassare il confine comunale, farà anche prendere una sanzione al suo proprietario. Si corregga immediatamente l’ordinanza e si chiarisca rapidamente come può agire il settore tartuficolo senza tarparne preventivamente le ali limitando il territorio di azione, cosa che avrà solo effetti contrari a quelle che si presentano come misure per la ripresa.” 

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