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Terremoto 80: dalle macerie la ricostruzione e, 40 anni dopo, dalla pandemia il rilancio economico ma soprattutto morale della società.

La memoria non smetta di alimentare mai il nostro futuro e quello delle giovani generazioni. Lavorare per farsi sempre trovare pronti.

“Paura, senso dell’unità, coraggio, ripartenza. Quarant’anni fa la paura immensa ci pervase e dopo novanta lunghissimi secondi tutto sembrava distrutto in un’area di 17mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture. 490 comuni con crolli, danni e gravi lesioni, due regioni (Basilicata e Campania), 2.914 vittime, 8.848.feriti e 394mila sfollati. Credevamo che il mondo fosse finito ma, da quel momento, possiamo dire sia nata, anzi rinata, una Basilicata più forte e più solida, anche se non completamente se parliamo di occupazione, di sviluppo, problemi che ancora oggi ci affliggono.

In quelle giornate frenetiche e terribili ci fu una straordinaria manifestazione di solidarietà nazionale e di unità tra i popoli delle due regioni sventrate nel cuore dell’Appennino e uno sforzo straordinario degli enti locali, del volontariato, dei sindacati, di un Consiglio Regionale in cui maggioranza e opposizione lavorarono compatti, del Governo con i suoi aiuti. Soprattutto di quella che poi divenne la Protezione Civile, modello italiano divenuto esempio nel mondo, così come il rapporto con geologi e sismologi per la rete sismica nazionale. Tutto prese vita proprio da quella emergenza grazie al gestore eccezionale della crisi che fu Vincenzo Zamberletti, in cui si incarnarono le doti di massimo rigore nello svolgere il ruolo istituzionale, ma anche una grande passione e immensa competenza.”

Lo dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia, capogruppo Italia Viva.

“La cultura della prevenzione del rischio è ciò su cui ancora abbiamo molto da lavorare – prosegue il consigliere Braia. Non si potranno mai completamente prevedere i terremoti, ma prevenire e ridurre i danni potenziali è non solo possibile ma doveroso. La Pubblica Amministrazione deve avere per l’azione anche di programmazione ordinaria un maggior numero di esperti e professionisti in organico (geologi, ingegneri ecc.), vanno definiti ovunque i Piani di Emergenza perché si possa sempre “farsi trovare pronti”.

Che sia il terremoto, l’alluvione, o altre calamità o l’attuale pandemia, la nostra terra non ha ancora sanato tutte le sue fragilità che erano evidenti allora e che purtroppo ancora oggi esistono. Dal terremoto nacque in Basilicata anche l’Università e si ebbero ingenti risorse per la ricostruzione dallo stato non tutte ben utilizzate. Questo sia da monito anche per la attuale ripartenza post emergenza covid, perché occorre ricostruire anche questa volta una comunità più responsabile, più solidale, più resiliente, con le giovani generazioni, che devono tornare a sporcarsi le mani, nella loro terra, con i professionisti che possono dare in ogni settore il loro contributo.

Recuperiamo, oggi come allora, il senso dell’unità e coraggio, seppure accerchiati dal nemico invisibile covid e con presupposti di paura differenti, che si allargano a un livello globale. Per la grande criticità sociale, economica, di territorio, in atto, occorre fare in fretta, fare presto, con la consapevolezza, ancora una volta, che nulla sarà come prima.

Con orgoglio e resilienza questi 40 anni ci hanno visto affrontare situazioni estremamente complesse a testa alta. Atteggiamento, sono certo, che continuerà a guidare le nostre azioni. Al posto del timore di non uscire da queste situazioni dove la piccolezza e la fragilità dell’uomo terrorizzano, deve trovare maggior spazio il coraggio, la condivisione di valori, una ripartenza unitaria che deve spingerci a creare un nuovo e migliore futuro.

Nel post terremoto, con la ricostruzione e le sue svariate vicissitudini abbiamo ripristinato case ma non abbiamo creato le condizioni perché tutti i giovani trovassero lavoro in questa terra e rimanessero ad abitarvi. In una Basilicata moderna che, con il contributo della intera collettività e della resilienza di questa nostra comunità, è arrivata alla designazione di Matera Capitale Europea della cultura per il 2019, lasciando nell’ultimo decennio segni indelebili, riconosciuti dal mondo intero e che ci porteremo dietro nei giorni a venire, rischiamo di nuovo di non essere capaci di dare loro speranze per il domani loro e delle loro famiglie in questa terra.

Come ascoltato da Papa Francesco nel suo messaggio ai giovani per l’Incontro internazionale “Economy of Francesco – Papa Francesco e i giovani da tutto il mondo per l’economia di domani” condivido e ritengo che proprio i nostri giovani debbano diventare protagonisti di questo tempo. La politica lucana, gli amministratori, le istituzioni accolgano loro progettualità e idee, la creatività, nel rispetto della natura e dell’ambiente ma anche nel pieno rispetto della persona.  

“Cari giovani, un futuro imprevedibile è già in gestazione; ciascuno di voi, a partire dal posto in cui opera e decide, può fare molto; non scegliete le scorciatoie, che seducono e vi impediscono di mescolarvi per essere lievito lì dove vi trovate (cfr Lc 13,20-21). Niente scorciatoie, lievito, sporcarsi le mani. Passata la crisi sanitaria che stiamo attraversando, la peggiore reazione sarebbe di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Non dimenticatevi, da una crisi mai si esce uguali: usciamo meglio o peggio. Facciamo crescere ciò che è buono, cogliamo l’opportunità e mettiamoci tutti al servizio del bene comune.”

Il coraggio con cui la nostra generazione affrontò e provò a risanare una “guerra” – conclude Luca Braia – nei diversi comuni più o meno pesantemente colpiti, è lo stesso con cui dobbiamo dobbiamo affrontare e vincere la sfida della ripresa dall’emergenza causata dal virus. La forza trovata in passato sia monito e guida anche del nostro prossimo futuro.” 

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