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Consorzio ASI – Costretti a parlare di emergenza, avremmo voluto parlare di futuro

“Se i professionisti interpellati, per altro tutti non lucani, continuano a dire no all’incarico, occorre preparare un “piano B” come alternativa alla procedura di liquidazione di ASI, altrimenti si corre un grande rischio di imballare il sistema, con grave danno per dipendenti, ormai allo stremo, creditori ed imprese. In seconda commissione è stato audito l’Assessore Cupparo sul destino dell’ASI e sul futuro della neo-costituita API-BAS e non abbiamo avuto nessuna novità concreta. Ancora solo rassicurazioni teoriche rispetto a un nuovo commissario liquidatore – atteso da quasi tre mesi – che potrebbe forse ricevere e accettare l’incarico nei prossimi giorni. Questo perché più di una procedura di liquidazione si tratta di una condizione da procedura fallimentare.”

Lo dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia (IV), presidente II commissione “Programmazione e bilancio”.

“Errato consegnare l’incartamento al Dott. Fasana prima che lo stesso avesse accettato l’incarico” è la frase emblematica pronunciata dall’Assessore Cupparo, sollecitato a chiarire le motivazioni della rinuncia. E’, a nostro avviso – prosegue Luca Braia – il più evidente segnale della confusione enorme che regna nella gestione politica e amministrativa anche di questa vicenda. Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato del 14/05/2021 che ha dichiarato corrette le nuove tariffe del servizio di fornitura di acqua ad uso industriale e di collettamento e depurazione delle acque reflue degli impianti industriali di competenza, avrebbe potuto essere affrontata con più attenzione attraverso l’applicazione, magari revisionata, della proposta di risanamento del 2018, redatta dal Prof Cardinale, scartata volutamente. Le motivazioni si sono rivelate non corrette, senza alcun approfondimento e senza attendere le sentenze di cui si sapevano le tempistiche.

Oggi conosciamo anche le motivazioni della rinuncia del dottor Fasana, dopo 2 mesi di inutile attesa. Secondo quanto dichiarato sempre dall’Assessore, è stata dettata dalla non dimostrata attestazione giuridico-amministrativa di una parte del patrimonio immobiliare. Vulnus che, a questo punto, sarà difficile superare in qualche settimana e che, quindi, potrebbe rendere ancora più improbabile la soluzione del problema. E forse anche addirittura dubbia, come da sempre denunciato in fase di istruttoria e dibattimento in Consiglio regionale della legge, l’operazione di liquidazione. Secondo quanto scritto in bilancio, dovrebbe avvenire con una debitoria al dicembre 2019 di oltre 70 milioni di euro e un attivo patrimoniale  (terreni da vendere) di circa 5 milioni di euro e crediti di dubbia esigibilità per circa 6 milioni. In più la novità di aver trasferito l’unico asset che generava incassi all’ASI, rappresentata dall’attività di gestione e depurazione dell’acqua industriale fornita alle imprese insediate, attività ora trasferita completamente ad Acquedotto Lucano per il tramite di EGRIB.

Le scuse dell’Assessore ai dipendenti del Consorzio per gli enormi disagi causati in questi mesi sono sicuramente un atto opportuno e positivo che comunque non affronta e risolve i tanti dubbi e problemi esistenti. Il ritardo del pagamento degli stipendi, il non pagamento dei contributi e dei Tfr, la mancata firma dei contratti di appalto assegnati, il rilascio delle autorizzazioni alle imprese insediate e tutte quelle attività ordinarie che avevamo denunciato potevano diventare un punto di criticità potenziale, condizione puntualmente verificata.

L’approvazione ieri in Giunta dello statuto di API-BAS con il mandato al Presidente Bardi della sua Costituzione, in attesa del regolamento, è  l’unica notizia ufficiale che c è stata comunicata, vedremo se e quanto positiva. Notizia che arriva dopo 70 giorni dall’approvazione della legge n. 7 del 7 marzo scorso, con cui  di fatto  si sancisce l’inizio dell’Iter istruttorio che ci auguriamo porti un beneficio alla collettività regionale. Questo anche alla vigilia degli annunciati bandi a sostegno delle imprese da fondi regionali, degli investimenti da generare con le risorse del recovery plan e dei fondi europei ordinari, oltre che rivenienti dalle royalties.

L’auspicio è che si faccia presto e bene. Dopo 24 mesi di gestione commissariale – conclude il Consigliere Braia – aver deciso di mettere in liquidazione ASI, senza avere individuato un soggetto capace e consapevole della condizione da gestire, è stato un errore madornale che sta generando da quasi 3 mesi caos e ritardi. Ci auguriamo che non si generino ulteriori ricorsi, contenziosi, atti ingiuntivi a danno della Regione stessa. A questo punto, bene abbiamo fatto, come opposizione in Consiglio, a mettere il più possibile a riparo il Consorzio Industriale di Matera da queste procedure tutt’altro che opportune e lineari. Se ci avessero ascoltato riguardo l’adozione del piano di risanamento elaborato da professionisti lucani, che non sono certo da meno di esperti di fuori regione a cui però manca la conoscenza e l’amore per la propria terra,  in merito all’utilizzo di Sviluppo Basilicata al posto della creazione di una nuova società quale è API-BAS che ha distolto dal piano di risanamento ben 5 milioni di euro, oggi saremmo stati a discutere di politiche di sviluppo in II Commissione Consiliare, invece di stare ancora a dover comprendere come si intendono affrontare i problemi generati e l’emergenza in atto.”

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