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INTERVENTO ASSESSORE LUCA BRAIA a CASERTA con commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan

CONVEGNO  “Innovazione, agricoltura di qualità e prodotti tipici.  La sfida del Mezzogiorno nel quadro delle politiche europee”19 settembre 2016 – Caserta

INTERVENTO ASSESSORE LUCA BRAIA – POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI REGIONE BASILICATA

Ringrazio innanzitutto l’On. Nicola Caputo, anche a nome del Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, per aver organizzato questa straordinaria occasione di confronto diretto con il commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan sulle politiche agricole europee e sullo stato dell’agricoltura nelle regioni del Mezzogiorno.

Rivolgo il mio saluto a tutti i Presidenti di Regione, ai rappresentanti istituzionali e a tutti i rappresentanti del comparto agroalimentare di qualità del sud qui convenuti per questa iniziativa tanto importante quanto opportuna.

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Per l’Italia e per le regioni del Mezzogiorno, più che altrove, l’agricoltura rappresenta ancora prima che economia occupazione e reddito, soprattutto identità, storia, cultura, tradizioni, paesaggio, tipicità ed unicità.

Da noi gli agricoltori non sono solo coloro che coltivano la terra per produrre il cibo ma i veri e propri custodi della biodiversità più ricca al mondo, i manutentori e di custodi di un territorio e contestualmente gli autori ed attori degli splendidi paesaggi che curano con il loro infinito amore, il duro lavoro e la loro immensa passione quotidiana, in cui bellezza e fragilità sono due facce emblematiche della stessa medaglia.

Senza agricoltura e senza agricoltori, in Italia ed al sud in particolare, non ci sarebbero né le nostre terre né la nostra  storia, né le nostre irraggiungibili ed inimitabili tradizioni.

E’ oramai arrivato il momento di procedere con convinzione nella direzione delle scelte strategiche che il governo nazionale sta mettendo in campo attraverso nuove politiche agricole che ci consentano, finalmente, di trasformare un comparto che presenta grandi potenzialità ed al contempo sofferenze strutturali, ereditate da un concetto di fare agricoltura vecchio, spesso frammentato cresciuto in forme spesso individualistiche, che oggi va sostituito da un modello nuovo che trova nella organizzazione, nella innovazione, nella sostenibilità ambientale, sociale ed economica la chiave di volta.

L’agricoltura del mezzogiorno ma anche dell’Italia deve caratterizzarsi e diventare competitiva attraverso una nuova azione creativa e strategica di valorizzazione di una produttività che punta in maniera indiscussa sulla qualità e sulla sostenibilità e non solo sulla quantità che, soprattutto, non deve farsi  sopraffare da processi troppo schiacciati su logiche industriali e speculative che rispondono alla necessità di un profitto a tutti i costi, quasi sempre fatto a danno dei produttori che, essendo  l’anello più debole della catena, vanno tutelati e protetti riconoscendo loro reddito e quindi dignità.

Dobbiamo allora acquisire tutti la consapevolezza che il modello per competere per la nostra agricoltura è un modello di agricoltura attenta al territorio che si impegna verso la sostenibilità, si apre alla multifunzionalità, eroga servizi per le comunità rurali e dirige il proprio impegno verso una sempre maggiore qualità della produzione in grado di caratterizzare sempre più il Made in Italy, vero plus per la nostra economia e, se ci pensiamo, traino indiscusso di quella europea.

La difesa di tutto questo, avviene senza dubbio applicando sistematicamente il principio della tracciabilità delle produzioni mediante l’indicazione evidente, da rendere obbligatoria, dell’origine dei prodotti di base e non solamente dei luoghi di trasformazione. Tale scelta, oltre che essere indispensabile per la sicurezza alimentare, dovrebbe garantire il RISPETTO delle volontà del consumatore oltre che TUTELARE la libera concorrenza, i cui attori dovrebbero abituarsi ad alimentare un mercato in maniera più ETICA e trasparente, più pulita e più sicura.

Il mezzogiorno dell’agroalimentare produce la maggior parte dei prodotti di una Italia che, da paese di produttori, si è trasformata, purtroppo, in paese di trasformatori. Manteniamo ancora leadership ed eccellenze soprattutto nel comparto lattiero caseario, cerealicolo e dell’ortofrutta.

Abbiamo bisogno di una Europa che difenda e si batta per l’attuazione di politiche agricole a garanzia della sicurezza alimentare, che ci tuteli dalle contraffazioni e dalle speculazioni dei mercati, a cominciare – ad esempio – dalla modifica dell’applicazione dei parametri inseriti nel regolamento 1881/2006 che prevedono limiti del DON per il frumento duro quasi doppi rispetto a quelli ammessi dal Canada, che può così liberamente invadere i nostri mercati contribuendo a far scendere il prezzo  sotto i 16 euro per quintale, più bassi dei costi di produzione, incrementando così il rischio di abbandono delle produzioni e delle terre.

Dobbiamo ammettere che dopo tanti anni e, nonostante una pioggia di danaro europeo utilizzato, il sistema è ancora molto poco competitivo perché poco  organizzato, poco innovativo e perché poco connesso al mondo della ricerca che rimane spesso distante dalle reali esigenze degli agricoltori.  A tutto questo, si aggiunge il gap logistico tutto italiano che i governi degli ultimi 30 anni non sono riusciti a colmare.                         

Eppure, turismo e agricoltura sono oggi protagonisti della ripresa meridionale e devono continuare ad esserlo anche in futuro.

Gli ultimi dati forniti da SVIMEZ vedono proprio l’agricoltura del Mezzogiorno segnare il maggior tasso di crescita nelle assunzioni nel 2015 con +94mila unità, un aumento record del 11% dei lavoratori dipendenti e un incremento dell’export verso il resto del mondo del 4%.

Anche se con performance diverse (la migliore quella della Basilicata con un +5,5%), alla ripartenza del Sud hanno contribuito diversi fattori: l’annata agraria favorevole, il turismo che ha beneficiato delle crisi geopolitiche dell’area del Mediterraneo, e l’accelerazione della spesa pubblica per la chiusura del ciclo di programmazione dei Fondi europei 2007–2013.

Un trend che non deve andare perso. Le tipicità e peculiarità dei territori e la poca propensione all’aggregazione che si riscontra nelle nostre regioni del sud più che al nord hanno da sempre limitato la capacità di fare quella vera massa critica capace di stare sui mercati nazionali ed internazionali che oggi, forse per la prima volta, abbiamo opportunità di recuperare.

La prima sfida da affrontare insieme alle imprese agricole nelle regioni del mezzogiorno è quella della sostenibilità da declinare in sostenibilità ambientale e paesaggistica, come chiede l’Europa, mediante un’agricoltura che sia meno invasiva e sempre più attenta al territorio, all’ambiente ed al paesaggio; in sostenibilità sociale nelle aree rurali mantenendo vive sostenendo le comunità presenti e garantendo i servizi di base per contrastare lo spopolamento attraverso un nuovo modello di welfare rurale; ed infine in sostenibilità economica per le imprese, assicurando che le produzioni di qualità immesse sui mercati siano poi retribuite in maniera corretta.

L’Italia con 4965 prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) è leader in Europa per qualità riconosciuta come strettamente correlata ai territori in termini di tradizione e lavorazione.

La seconda sfida è quella della tracciabilità e della qualità di ogni prodotto agroalimentare attraverso un marchio Made in Italy che attesti la qualità complessiva di un intero territorio e che possa diventare anche assunzione di responsabilità da parte ogni produttore, consentendo al cittadino consumatore, non solo italiano, di avere le informazioni sui luoghi di provenienza dei prodotti perché possa fare le sue scelte di acquisto consapevolmente.

La Regione Basilicata, che mi onoro di rappresentare,  ha intrapreso un nuovo corso che rimette l’agricoltura, l’ambiente, il turismo e la cultura al centro delle politiche di sviluppo.

Siamo numericamente “piccoli” per territorio e popolazione ma abbiamo dimostrato di ottenere, con tenacia e lavoro duro, grandi potenzialità di riscatto per la regione e per l’intero mezzogiorno, a partire dal riconoscimento di Capitale Europea della Cultura 2019 che vedrà Matera, la Basilicata, il sud Italia sotto i riflettori del mondo.

In linea con le azioni del Governo siamo convinti che, soprattutto nel mezzogiorno e nelle aree interne, investire sulle infrastrutture a servizio dell’agricoltura e delle popolazioni che vivono nelle rurali (strade, acqua, servizi di base) sia essenziale anche per lo sviluppo dei territori, del mondo produttivo agroalimentare e, in parallelo, del turismo rurale.

Abbiamo, a meno di 10 mesi dall’approvazione del PSR Basilicata 2014/2020, messo in campo circa 200 meuro di misure a sostegno, con un investimento pari a circa il 30% delle risorse disponibili, dando priorità ai Giovani con 24 Meuro, al Biologico con 87 Meuro, ai servizi alle aree rurali con 12 meuro, ai Leader per 37 meuro ed ancora alla tutela della biodiversità, al sostegno alle aree montane e alla promozione per ulteriori 10 meuro.

La Regione Basilicata, avviandomi alla conclusione dell’intervento, vuole sottoporre al commissario europeo all’Agricoltura Phil HOGAN alcuni temi ritenuti cruciali per lo sviluppo dell’intero mezzogiorno, in vista della revisione di medio termine della PAC.

La revisione dei parametri relativi alle importazioni in Europa di Cereali ed in particolare del Frumento Duro con indicazione della tracciabilità del grano di origine, a difesa delle produzioni del Mezzogiorno ed, in generale, di quelle europee rispetto a quelle provenienti da paesi extraeuropei. A tal proposito, sarà fondamentale dimezzare il limite del DON inserito nella tabella del regolamento 1881/2006 alla voce frumento duro, rendendolo almeno simile a quello del Canada, per evitare l’ingresso in Italia di grano con livelli di micotossine che minano alla salute delle nostre comunità.  Reputiamo infatti indispensabile: tutelare i marchi per dare maggiore valore al grano di qualità certificata delle produzioni del Sud che superano il 72% della produzione italiana che per quantità e non certo per qualitá  è seconda solo alle produzioni Canadesi.

Rendere più trasparente la formazione del prezzo con azioni concrete per ridurre il divario soprattutto rispetto alle importazioni speculative da altri paesi; intervenire sui regolamenti comunitari che normano l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità; rafforzare e vigilare sui contratti di filiera e attuare correttamente le filiere produttive che si promuovono e si sostengono attraverso i Programmi di Sviluppo Rurale, strumenti che possono regolare in modo virtuoso le relazioni commerciali nei comparti più importanti delle regioni del Sud e contribuire agli investimenti necessari per l’ammodernamento di imprese consorzi e cooperative;

Ed ancora:

L’inserimento obbligatorio su tutte le produzioni dei sistemi di tracciabilità con indicazione obbligatoria in etichetta delle nazioni e delle regioni di provenienza e di quelle in cui avviene la trasformazione.

Rendere omogenee in tutti i paesi membri le modalità di certificazione per le produzioni in biologico ed integrato per unificare i criteri di certificazione di tutte le società abilitate nei vari paesi membri.

Accelerare l’iter per l’adozione del disciplinare sulla podolica al pascolo, unica razza bovina per adatta sia per la carne che per il latte del sud,  che ha ottenuto un mese fa il riconoscimento dal MIPAAF della certificazione SQNZ e che dovremmo presto portare a riconoscimento IGP per sostenere il rilancio della zootecnia nel nostro mezzogiorno;

Il superamento del gap infrastrutturale al sud relativamente a viabilità e condotte idriche ed in particolare inserimento nel piano JUNKER della realizzazione della piattaforma logistica agroalimentare dell’ ortofrutta in Basilicata per migliorare sotto l’aspetto dei costi e dei tempi lo scambio merci dell’intero Mezzogiorno rendendo possibile finalmente l’accesso ai mercati del Nord Europa, dell’est (attraverso il porto di Taranto) e del sud del mondo attraverso il Porto di Gioia Tauro.

Infatti è di estrema importanza strategica per l’agricoltura delle regioni del sud che guardano all’Europa, investire sui sistemi logistici per ottimizzare le traiettorie di commercializzazione e distribuzione dei prodotti agroalimentari.

L’Italia produce ogni anno quasi 30 milioni di tonnellate di frutta ed ortaggi di cui 6,5 provengono proprio dalle terre di Basilicata, Puglia e Calabria.

La piattaforma dell’ortofrutta in Basilicata a  Ferrandina in Val Basento, il cui progetto esecutivo è stato già realizzato anche perché cofinanziato dalla comunità europea (unico progetto strategico sulla logistica dell’agroalimentare tra quelli inseriti e finanziati nel corridoio TEN-T HELSINKY – LA VALLETTA)    È estremamente importante, grazie alla scelta di realizzare l’opera e alla decisione di sostenerla a livello regionale e nazionale. Rappresenta una grande opportunità per la Basilicata e per l’intero mezzogiorno diventando la base operativa degli scambi del Mediterraneo dal momento che sarà strettamente correlata al Porto di Taranto che ha una naturale predisposizione a intercettare traffico e lo scambio di merci alimentari.

75 Meuro di investimenti complessivi attraverso cui si potranno movimentare merci per 1 milione e 700 mila tonnellate, fondamentale per posizione geografica, che possono diventare lo snodo sia per la logistica che per lo sviluppo dell’agroindustria, potendo anche utilizzare i benefici della zona franca e dell’area doganale.

Se pensiamo che oggi dal Cairo a Rotterdam la merce impiega nove giorni, domani, con la piattaforma agroalimentare collocata a Ferrandina e il Porto di Taranto ne potrebbe impiegare solo due, collocando i nostri prodotti direttamente nei mercati che contano, nel corridoio TenT Helsinki – La Valletta.

Abbiamo bisogno di una Politica Agricola Comune con sempre meno burocrazia e più strumenti a disposizione per il sostegno degli agricoltori, a partire dalla semplificazione, e di tutte le azioni strategiche a livello di singola regione, di meridione d’Italia e dell’intero paese che possano accompagnare gli agricoltori e le imprese agricole allo sviluppo ed al reddito.

Nessuna riduzione dei fondi all’agricoltura ma regole nuove e più rigorose che premiano chi dimostra di essere virtuoso nella qualità e quantità del loro utilizzo.

La nostra identità, storia e tipicità strettamente si legano al tema della tracciabilità e della qualità delle nostre produzioni, specialmente per cereali e ortofrutta. La logistica è condizione necessaria  e strategica.

Al nostro totale impegno per migliorare il tasso di competitività dell’agricoltura delle regioni del sud Italia, ritengo (e concludo) che possiamo lavorare tutti insieme, a partire proprio dalla nuova programmazione, anche per l’organizzazione di filiere interregionali serie e vere, attraverso cui attuare politiche di innovazione in cui la ricerca organizzata in cluster possa finalmente essere al servizio dell’agricoltura di interi comparti e non di singole aziende.

A tal proposito credo sia opportuno istituire un tavolo permanente dell’agroalimentare delle regioni del sud in grado di affondare, risolvere, programmare e progettare politiche interregionali che possano rendere questo comparto efficiente e redditizio come merita, nel rispetto delle enormi potenzialità ancora molto inespresse che innegabilmente ha e che in molti cominciano a riconoscerci.

Percorrere l’Italia del cibo risalendo dalla Sicilia alla Calabria, passando per la Puglia, attraversando la terra di mezzo che è la Basilicata, raggiungendo la Campania, per poi arrivare nel Lazio, in Umbria e nelle Marche significa calpestare i luoghi della storia dell’umanità che i nostri paesi, i nostri territori, i nostri agricoltori attraverso cibo e gastronomia quotidianamente raccontano e che costituiscono la nostra enorme ricchezza materiale e immateriale, che tutto il mondo ci invidia. Ai nostri agricoltori è doveroso quindi fornire misure strutturali di ampio respiro e una Pac più semplice, per battere la crisi e affrontare le numerose criticità del comparto.

L’eventuale attuazione di politiche che possano, per un solo istante, piegarsi alla logica del mercato e del mero principio economico di una concorrenza spesso sleale che arriva dal mondo intero, spero trovino sempre l’Italia tutta, a partire dal nostro mezzogiorno compatto, erigersi a difesa di una identità a cui non dobbiamo mai rinunciare.

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